Donare ovuli è un atto di solidarietà?

Quando una donna desidera rimanere incinta e non ha la possibilità di disporre dei suoi ovuli, può pensare a un’adozione oppure ricorrere a un programma di donazione. Se sceglie la donazione, verrà incorporata a una lista d’attesa e dovrà aspettare che un’altra donna le fornisca alcuni ovuli, che potranno essere fecondati con lo sperma del suo partner, per avere così il figlio che desidera.

In questo modo, questa donna potrà avere un figlio che non avrebbe potuto concepire senza la donazione. Grazie alla donazione, può vivere la gravidanza lei stessa e conservare integralmente l’esperienza della maternità, compreso il processo di gestazione e il parto.

La donazione è un atto di solidarietà perché è un atto anonimo, volontario e altruista. Ovvero, perché non si pretende per lo stesso nessuna riconoscenza diretta né gratificazione da parte della persona che ne trae vantaggio.

L’anonimato garantisce l’intimità della donatrice e della ricevente, e aiuta anche a giustificare la donazione in sé.

L’altruismo infonde alla donazione un carattere di dono gratuito per cui non ci si aspetta nessuna gratificazione. Con questa esigenza, che è esplicita anche nella Legge, si garantisce l’assenza di qualsiasi mercantilismo nella donazione e si evita la possibilità di commercio e con questa il vantaggio dell’accesso alla donazione per questioni economiche.

La volontarietà esplicita si esige, infine, per evitare che la donazione possa essere condizionata da coazione o da qualsiasi tipo di pressione che vada contro il diritto di libera scelta dei propri atti. Deve essere chiaro che la donatrice agisce in modo totalmente volontario.